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sabato 15 settembre 2007

Nostalgia caniglia


Parlare con un amico dei favolosi anni ottanta.
Ricordare le piccole cose di quegli anni.
Schegge impazzite di memoria, che oggi ci commuovono.
Un viaggio malinconico tra sigle di cartoni animati e tipi da spiaggia televisivi.
Fermarsi e capire che, nonostante molto sia cambiato,
oggi, come allora, di donne non ne capiamo un tubo.

Colonna sonora: Cosa resterà degli anni '80 (Raf)

domenica 1 luglio 2007

Horror vacui


Mi ha scritto di essere arrivato a me, cercando se stesso.
Arrivare a me è facile, come Pollicino ho sparso in giro tante di quelle muddiki che è più difficile non trovarmi.
Lui è arrivato a me , perché è una di quelle molliche.
Guardando lui ho imparato a tenere una matita in mano.
Alle elementari disegnava i muscoli di He Man, alle medie disegnavamo insieme occhi incazzati, ovunque e sempre … ancora oggi quando inizio a disegnare un volto parto sempre dagli occhi.
Ancora oggi, a volte, sono degli occhi incazzati.
Io e Daniele una mattina eravamo stati messi nello stesso gruppo di educazione artistica. Dovevamo disegnare su un cartoncino un paesaggio stile vecchio west: montagne rocciose, coyote ululante, notte stellata … insomma quella roba lì.
“Tu fai il cielo!”
“Ok, … Daniele ma come la faccio la luna? Non è che posso fare un cerchio e me ne esco? Pare finta …”
“Guarda qua!”
Prende una matita appuntita. Col temperamatite, gratta un po’ della punta. Butta la polvere nera sul foglio e con la punta dell’indice inizia a strofinarla.
“Ecco fai sto lavoro su tutto il cielo”
“Si ma la luna?”
“Tu fai questo intanto”
“Amunì! ….
Daniele ho finito”
“Ecco dove la vuoi fatta la luna?”
“Qui!”
Prende una gomma, una Staedtler bianca, e cancella un po’ di cielo … una luna perfetta!
Ecco cosa fa un’artista, ti fa vedere le cose che sono coperte, “quelle che gli altri non vedono”.
Trova la luce dove c’è il buio e te la mostra cancellando un po’ di notte.
Qualche giorno fa sono andato a vedere BEVERLI ILS collettiva d’arte.
Tra gli artisti Daniele Franzella.
Ero curioso di vedere chi è diventato quel ragazzino che mi ha insegnato a disegnare.
Ero curioso di vedere se aveva conservato la stessa capacità di far ridere
Daniele non c’era … ma c’era la sua custodia.
Sembra rimasto lo stesso, pizzetto a parte.
Anche stavolta non ha esitato ad usare su se stesso la Staedtler bianca.

Colonna sonora: The invisible man (Queen)

giovedì 17 maggio 2007

Elle


Mi faceva sempre ridere la faccia di L. , l’amico mio ai tempi del catechismo.
E’ una fortuna avere un faccia così. Che tutti te la guardano e ridono. Una faccia che mette allegria alla gente siddiata.
Certo, magari, quando ti girano le scatole , ti può pure scassare la minchia che tutti ti guardano e si mettono a ridere, ma a me la faccia di L. a volte mi cambiava la giornata.
Ci avevano messo allo stesso banco al catechismo e tra i cianchi che mi faceva fare lui e gli occhi di Maria Grazia, sono arrivato alla prima comunione senza manco sapere bene i comandamenti.
Cioè a scuola tutti distinto e ottimo, arrivavo al catechismo ed ero intolluto preciso.
Pareva che a me il cattolicesimo mi rintronava.
Quando Padre Luigi entrava a scoppo in aula, mi pigliava la pantaciata.
Appena iniziava con “Ora vi faccio una domanda”, mi pareva che mi dovessero prendere a boffe da un momento all’altro.
E appena indicava me, perché gira vota e furrìa finiva sempre che indicava me, quel dito puntato era una specie di timpulata. Subito mi stampavo in faccia l’espressione da “Miiinchia m’incucciò.”

“Senti la faccio a te una bella domanda. Allora noi ci prepariamo alla comunione per diventare servi …?”
“Ehmmm … della gleba?”
“Di Dio!”

Si incazzava Padre Luigi e c’aveva pure ragione. Perché tu, anche se sei parrino, quando senti una fissarìa clamorosa, ci vuole picca a mettere da parte i voti.
Mio padre mi diceva sempre “Ti devi togliere il vizio di dire “Ehmmm”, quando rispondi ad una domanda. Rispondi sicuro che pure se dici una fissarìa e la dici con sicurezza, capace che ci credono.”
A me sta cosa mi è sembrata sempre ragionevole, forse perché mio padre me la diceva con sicurezza.

“Allora chi è che devi amare come te stesso?”
“Ehmmmm … Maria Grazia?”
“Il Prossimo tuo!”

Ma chi cci traseva poi sto prossimo? A me Maria Grazia mi piaceva!
Forse ste’ cose i parrini a furia di portare gonne non le capiscono bene o forse se le scordano, sap’iddu!
Ma come fu come non fu alla Comunione c’eravamo arrivati tutti, nessuno per fortuna viene abbocciato al catechismo.
Tutti bianchi e lindi come tanti angioletti. Pure L. pareva un angelo, botta di sale!
Un angelo che faceva ridere, un angelo che sotto l’aureola era più crasticeddu di me, un angelo che ti fa quasi affogare per le risate mentre per la prima volta ti avvicini alla comunione.
A taliare la foto della prima comunione sembravamo una composizione del Serpotta per quanto eravamo belli e nnoccenti.
Qualche anno dopo L. ci diventò davvero angelo.
Un angelo che mi fece promettere in lacrime: “io non ci acchianerò mai sul motorino!” … un angelo che, sono certo, di tanto in tanto mi fa ridere anche quando c’è picca da ridere!

Colonna sonora: God put a smile upon your face (Coldplay)

mercoledì 25 aprile 2007

A volte è un attimo


Spesso tutto si riduce ad un ricordo. Epicuro definisce clinamen la deviazione che gli atomi in caduta verticale devono compiere per scontrarsi e dare vita a qualcosa di nuovo. Ecco a volte gli eventi più importanti della nostra vita sono riconducibili ad uno scontro, al ricordo di una deviazione. Una fotografia mentale di qualcosa che scorre verso infiniti scontri e deviazioni e che non potrebbe essere fermata se non attraverso una proiezione mentale.
Anche la Natura a volte vince il tempo fotografando sé stessa. Fotografie in pietra che rimandano a qualcosa che un tempo era vivo. Immagini stampate sulla roccia, che hanno richiesto milioni di anni per essere sviluppate.
Di fronte a tanto, non si può che rimanere di sasso.

Colonna sonora: Sassi (Gino Paoli)