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mercoledì 7 marzo 2007

Se non ci pensa LUI


Immagino che la vicenda sia andata più o meno così:

“Scusi chi è l’ultimo?”
“E allora dietro di me c’è la signora che è seduta lì …”
“Che vuole signor mio tra 3 anni ne faccio 80 e le gambe addritta non mi tengono”
“... Poi c’è un signore che è uscito un secondo ché aveva la macchina in terza fila ed hanno fischiato i vigili, poi ci sono 2 signori che sono pure a turno all’ufficio prestiti e poi c’è lei ”
“Miiii e pareva che ‘un c’era nuddu”
“Perché lei fretta ha?”
“E che cci pare che mi vengo a fare i turni in banca per hobby?”
“Miii come sta facendo e che c’ho tirato la morte? Manco c’avissi detto cornuto. Il fatto signor mio è che manco le banche funzionano, pure sul personale risparmiano”
“Ma che mi deve fare tutta la storia dell’Economia italiana? Ma chi me l’hanno portato i morti? Con tutte le persone che ci sono a Palermo ... a turno in banca .... giusto giusto a Tremonti dovevo incocciare?”
“Miiii signor lei come sta facendo! Meno male che ora tocca a me …”
“Mi dica”
“Dovrei cambiare questo assegno”
“………………..”
“Ci sono problemi?”
“Mi scusi, detto inter nos ... ma chi ffa cugghiunia?”
“Perché che c’è’”
“St’assegno glielo ha fatto Dio?”
“Sì lo so pare strano ma, vede, io faccio il giardiniere al Vaticano. L’altra volta sono andato dal Papa e ci ho detto:
«Benedetto, vedi che avanzo tre mesi: Gennaio, Febbraio e Marzo. Che cosa dobbiamo fare?»
«E tu prega figliolo?»
«Sì e a casa che ci faccio mangiare preghiere?»
Si vede che si sentì preso di sopra e mi fa:
«Senti che facciamo Totuccio, ti giro un assegno del principale a 30 giorni e ti pago pure Aprile e Maggio»”

Colonna sonora: Povero Cristo (Zucchero)

lunedì 12 febbraio 2007

Palermo in scena


Ecco come si è svolto il fatto in base a quanto riportano le cronache. Soggiogata dal demone dello shopping, una signora di Ventimiglia una bella mattina che fa? Decide di andare in centro per negozi e zitta zitta cacchia cacchia si spende i suoi bei 30.000 euro.
Ora per quanto eclatante, il fatto in questione, non avrebbe avuto gli onori della cronaca se la suddetta signora non fosse sposata.
Perchè, se spendi 30.000 euro in una giornata di shopping, non puoi mica pretendere di tornare a casa piena di pacchi dicendo al marito, come nelle vignette della settimana enigmistica:”Tesoro, ho comprato due cosucce”.
No, non puoi proprio farlo, almeno non prima di esserti accertata che ci sia qualche lettino libero al Centro Traumatologico Ospedaliero locale.
Allora che si inventa la signora? Un bello scippo e non se ne parla più. Ovviamente al primo interrogatorio della polizia questa novella figlia di Collodi canta come Gigi D’Alessio al festival di CantaNapoli.
Bene, capisco che da quando c’è l’euro si è perso il valore del denaro … ma è immaginabile e credibile che una bugia del genere non venga a galla? Beh ovviamente no. Non a Ventimiglia.
Ma se lo avesse fatto la signora Rosalìa di Palermo?
Credo che in quel caso le probabilità di riuscita del diabolico piano sarebbero state sensibilmente più alte.
LA SCENA:
Se devi mettere in piedi una farsa, assicurati che ogni particolare sia al posto giusto. Occorre innanzitutto scegliere la location adatta. Mai un mercato popolare, lì è pressoché impossibile che avvengano scippi, ne risentirebbe la microeconomia locale. In Corso Vittorio Emanuele? no … lì si va a caccia solo di turisti. Via Roma? Perfetta!
E allora si alza il sipario. Una lieve scombinata alla messa in piega e “Ahhahhhahhhahhhaaaaaaaaaa”, parte uno sgrillo della signora Rosalìa, assordante come una sirena della polizia. Anzi, così simile ad una sirena, da fungere da richiamo amoroso per la volante più vicina. Ovviamente l’urlo ha anche lo scopo di attirare quanta più gente possibile per dare pathos alla scena; mai dimenticare le comparse.
COSA DIRE ALLA POLIZIA:
Qua la prima attrice deve recitare a soggetto. Deve riuscire a dire tutto senza dire niente:
“Che è successo? Che è successo? Mi chiede che è successo? Che fa non lo vede che è successo? Povera e pazza voglio moriiiiire! Mariiia quanti eraaano … niente se ne capiva ce ne era uno, che forse era solo lui, che coll’amico suo …. Ahaah signor lei stù petto ne sa parlare … tutti i piccioli … tutti i piccioli. Ma io lo so chi ci colpa … appena si fanno vedere di nuovo per chiedere il voto. Che poi uno guarda a terra ed è pieno di munnizza ….!”
LA SCENA MADRE:
Ultimo atto della farsa: come affrontare il coniuge inconsapevole? La signora Rosalìa conosce un solo modo: di petto.
“Questa è l’educazione che ti ha dato quella gran tappinara di tua madre! Mi stavano ammazzando, mi stavano ammazzando! Ma come si maaanda una femmina di casa sola a prendere i soldi alla posta? Come? Come?”
“Ma che c’è sangù, perché stai facendo così? Che ti è successo?”
“Che mi è successo? Che mentre lui si passa le mattinate a leggersi il giornale. A me per fregarmi quei quattro piccioli che avevamo alle poste … il cuore mi stavano facendo scattare, tutto ci hanno rubato …. Tuuuuutto”
“Amunì giò non fare così chè i soldi niente sono … anzi domani che è sabato ti accompagno io a fare la spesa, e magari ti compro pure un bello regalo, così ti dimentichi lo scanto …”

Colonna sonora: Sono stanca (Nicky Nicolai)

lunedì 22 gennaio 2007

Dovere di cronaca




Il Palermitano quando diventa cronista instaura un rapporto con gli eventi molto particolare. Un fatto oggettivamente eclatante viene sminuito con un cinismo disarmante:
“Ma che è successo?”
“Ma niente scoppiò una bombola e saltò mezzo palazzo, ma fu chiù u scruscio che ù danno”
“Ma che ci furono feriti?”
“Ma quale feriti! Assai assai ci furono due morti … tutto stu putiferio e ti giuro fu cchiu assai lo scanto che mi pigghiai io”
E' innegabile il Palermitano se non è coinvolto nella notizia, seppur indirettamente, ne deve prendere parte e, quando proprio non può essere nemmeno comparsa in un fatto di cronaca, si immedesima.
“Lillo ma l’hai sentito che fici ieri u nivuru?”
“ Ma chi Simplicio?”
“Ma sempre al Palermo pensi? Quale Simplicio! U nivuru in America. Quello che si iccò sotto il treno per salvare un picciotto.”
“Aspè che fece?”
“Niente c’era uno che forse era mezzo ntolluto, che sciddicò sopra i binari mentre il treno stava arrivando.
Stu nivuru niente fa? Talìa la scena, manco ci pensa e si iecca sopra il picciotto.
Si fa passare il treno di sopra e lo salva”
“Minchia!”
“Ma se succedeva alla stazione Notarbartolo … che tipo una vecchietta sciddicava …. mentre arrivava il treno da Palermo Centrale …. Tu che avissi fatto?”
“Io … se ero a Notarbartolo … e sciddicava ’na vecchia … e arrivava u treno … io …se c’ero io … talè io m’avissi sintuto ù botto”

Colonna sonora: Ma il cielo è sempre più blu (Rino Gaetano)