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sabato 20 agosto 2011

La mia parola d'orrore



Lo sapeva benissimo che le parole possono uccidere.
E nel suo caso non era soltanto un modo di dire: era il suo dono.
Lo scoprì per caso, una sera d'estate, indicando il cielo, disse “fulmine”. In quel preciso istante una saetta incenerì Giulia, la sua migliore amica.
Quella deficiente alla festa di Claudio aveva un vestito identico al suo: che figuraccia!
Già Claudio, buono quello!
Come rideva per quel suo scherzaccio.
Aveva rubato il suo diario segreto e, fiero, leggeva le pagine più personali all’intera classe.
“Mannaia!” urlò e la sua testa abbandonò il collo, scivolando sul banco di quella pettegola di Eleonora. "Ridi adesso, se ti riesce!", pensò stizzita.
Io sono stato la sua ultima vittima.
Un delitto freddo e spietato.
Mi disse “addio”, spezzandomi irrimediabilmente il cuore.

venerdì 17 agosto 2007

Josefov


77000 nomi scritti su delle pareti bianche.
Vicino ad ogni nome due date: nascita e morte.
Gioia e sterminio.
Passeggiare tra le stanze della sinagoga Pinkas, ti fa capire il valore delle parole.
Un nome su una parete diventa sacro, se quel nome scritto è l’unico ricordo di chi lo portava.
Le parole hanno un grande potere.
Lo sapeva bene Rabbi Jehuda Löw ben Bezalel, quando creò il Golem.
Il grande gigante d’argilla, spinto dal potere del nome di Dio, proteggeva il popolo ebraico, portando sulla fronte la parola emet , verità.
Bastò privare il gigante di una sola lettera, privarlo della verità, per dargli met, la morte.
E la morte la senti in ogni angolo di Josefov, il quartiere ebraico di Praga.
Alla tomba di Jehuda Löw, i fedeli affidano i loro desideri, scritti su dei bigliettini.
Lo faccio anche io.
Non ho niente da chiedere per me ed allora chiedo per chi amo, per chi ho tanto amato, per chi mi fa ridere e per chi il sorriso a volte me lo ha tolto, perché queste persone sono il mio desiderio esaudito.
Sul biglietto poggio un piccolo sasso, un golem di pochi grammi a difesa di un grande desiderio.
Le parole hanno un grande potere.
Ricordo di aver letto che ci sono parole molto semplici, che spesso dimentichiamo di dire.
“Grazie” è una di quelle parole.
Questo viaggio tantissime volte mi ha fatto sentire grato.
Su una vecchia valigia di cartone ho letto delle parole:

Fransp. N° 17288
Lilli Sara Verschleisser
Berlin N.O. 55 Winsstr. 14

Ho sentito che era importante segnarle e necessario ricordarle.
A queste aggiungo un’altra parola: shalom, pace.

Colonna sonora: Imagine (John Lennon)

venerdì 1 giugno 2007

Parola alle donne!

Qualche giorno fa mi è capitato di assistere alla presentazione di un libro. La tematica proposta era più interessante del previsto: partire da un problema cardiaco per parlare dei problemi di cuore. Ancora più interessante ascoltare gli interventi, considerando che il parterre era quasi totalmente femminile. Confesso che più di una volta avrei voluto intervenire, ma farlo avrebbe avuto lo stesso effetto di bestemmiare in chiesa.
Ecco quello che le donne dicono:

" Prima noi vivevamo molto più degli uomini ed ora questa differenza purtroppo va sparendo" (Scusate, visto che in quanto uomo le natura mi ha dotato di un paio di talismani ne approfitto!)

"E' giusta la parità ma non dobbiamo mica prendere pure tutti i difetti degli uomini ..." (Passi per i diritti, ma almeno lasciateci i nostri terribili difetti!)

"Gli uomini non amano i legami" (Sì anche se ci sono delle eccezioni, pare che un certo Houdini ci andasse a nozze... ed infatti ci è morto!)

"Ogni tre giorni un uomo uccide una donna" (Trovatelo!)

"Gli uomini non capiscono che ..." (e qui segue ovviamente un'interminabile lista)

"L'uomo è per natura arrivista" (è proprio vero, quando sono stravaccato sul divano e non "arrivo" al telecomando sono capace di azioni bieche pur di non alzarmi).

Ma c'è una cosa che le donne proprio non dicono:



Colonna sonora: Cara ti amo (Elio e le Storie Tese)

lunedì 9 aprile 2007

Meta-felicità


Capita a volte che la rabbia è così tanta da non trovare le parole adatte per esprimerla, e questa è una santa cosa. Ma quanto è fastidioso quando succede la stessa cosa se sei felice?
Apri gli occhi e qualcosa ti convince che sarà una buona giornata.
E’ una di quelle mattine in cui l’umore è così ben disposto da farti sentire bellissimo anche se lo specchio è pronto a confutare le tue convinzioni.
Ti godi il tepore delle coperte qualche secondo, stirando tutti i gruppi muscolari che uno sbadiglio riesce a coinvolgere.
Sollevi lenzuola e piumone con un rapido gesto e, ricorrendo al tuo siciliano, pensi: “Chi sugnu …, chi sugnu … "
Già "Chi sugnu?"
Ti ritrovi allora a cercare nel tuo dialetto un termine che renda giustizia a questo genere di euforia. Escludiamo il “prio” perché quello nasce da un evento soddisfacente, in genere accaduto ai danni di uno che non ti fa troppa simpatia. No non va bene.
Si avvicina un po’ il participio arricriato, ma pur implicando soddisfazione , non rende ancora.
Servirebbe un aggettivo che all’idea del compiacimento, associ la soddisfazione del babbìo e del sivo, del voler bene stranamente a tutto e a tutti .
Ho cercato … non c’è!
Ho pensato allora di trovare rifugio in quella che Fosco Maraini, il papà del Lonfo chiama Metasemantica.
Inventare parole nuove giocando con i suoni, è una cosa che spesso faccio e che mi diverte da morire.
C’è persino chi in rete ha creato un generatore di meta-termini.
Lo uso.
Ecco il responso: Oggi sugnu … BELDURO.
Non male come termine, devo dire che spiega anche soddisfazioni mattutine molto più intime …


Colonna sonora: Poursuite (Goran Bregovic)