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giovedì 1 maggio 2008
BESIADE: Commedia greca in un atto
“Lasciami andare, eheheh, lasciami andare”
“Non ora che ti ho preso! Non ora che ti tengo stretto. Ho visto che mi seguivi sai?”
“Lasciami, ho detto, eheheh, lasciami, eheheh, lasciami!”
“Dimmi chi sei?”
“Chi sono? Eheheh, non mi conosci? Da queste parti sono famoso, eheheh”
“Sei basso, tozzo, bruttarello, ridi sempre, hai mai fatto politica per caso?”
“Eheheh sei spiritoso vedo, eheheh”
“Insomma, se non mi dici chi sei, col cavolo che ti lascio”
“Eheheh, chi sono? Hai presente quando i neonati sorridono nella culla senza motivo? Quel motivo sono io! Eheheh…
… sono il templio di Ercole, illuminato dalla luce del tramonto…
… sono il tacchino, che non vi ha fatto dormire per una notte intera…
… sono il quaderno sul quale tu e lei avete scritto il vostro viaggio, seduti vicino alla tomba del Maestro…
… sono la ruota del pavone…
… sono marmellata di miele e cannella…
… sono una canzone di notte…
… sono Bes, il dio della gioia ed ora che lo sai, eheheheh, devi lasciarmi!”
“Seeeee, sta minchia*!”
* Esclamazione di origine Attica ritrovata anche in una statuetta, raffigurante il dio Priapo.
Colonna sonora: I coccodrilli (Samuele Bersani)
domenica 9 settembre 2007
venerdì 17 agosto 2007
Josefov

77000 nomi scritti su delle pareti bianche.
Vicino ad ogni nome due date: nascita e morte.
Gioia e sterminio.
Passeggiare tra le stanze della sinagoga Pinkas, ti fa capire il valore delle parole.
Un nome su una parete diventa sacro, se quel nome scritto è l’unico ricordo di chi lo portava.
Le parole hanno un grande potere.
Lo sapeva bene Rabbi Jehuda Löw ben Bezalel, quando creò il Golem.
Il grande gigante d’argilla, spinto dal potere del nome di Dio, proteggeva il popolo ebraico, portando sulla fronte la parola emet , verità.
Bastò privare il gigante di una sola lettera, privarlo della verità, per dargli met, la morte.
E la morte la senti in ogni angolo di Josefov, il quartiere ebraico di Praga.
Alla tomba di Jehuda Löw, i fedeli affidano i loro desideri, scritti su dei bigliettini.
Lo faccio anche io.
Non ho niente da chiedere per me ed allora chiedo per chi amo, per chi ho tanto amato, per chi mi fa ridere e per chi il sorriso a volte me lo ha tolto, perché queste persone sono il mio desiderio esaudito.
Sul biglietto poggio un piccolo sasso, un golem di pochi grammi a difesa di un grande desiderio.
Le parole hanno un grande potere.
Ricordo di aver letto che ci sono parole molto semplici, che spesso dimentichiamo di dire.
“Grazie” è una di quelle parole.
Questo viaggio tantissime volte mi ha fatto sentire grato.
Su una vecchia valigia di cartone ho letto delle parole:
Fransp. N° 17288
Lilli Sara Verschleisser
Berlin N.O. 55 Winsstr. 14
Ho sentito che era importante segnarle e necessario ricordarle.
A queste aggiungo un’altra parola: shalom, pace.
Colonna sonora: Imagine (John Lennon)
Vicino ad ogni nome due date: nascita e morte.
Gioia e sterminio.
Passeggiare tra le stanze della sinagoga Pinkas, ti fa capire il valore delle parole.
Un nome su una parete diventa sacro, se quel nome scritto è l’unico ricordo di chi lo portava.
Le parole hanno un grande potere.
Lo sapeva bene Rabbi Jehuda Löw ben Bezalel, quando creò il Golem.
Il grande gigante d’argilla, spinto dal potere del nome di Dio, proteggeva il popolo ebraico, portando sulla fronte la parola emet , verità.
Bastò privare il gigante di una sola lettera, privarlo della verità, per dargli met, la morte.
E la morte la senti in ogni angolo di Josefov, il quartiere ebraico di Praga.
Alla tomba di Jehuda Löw, i fedeli affidano i loro desideri, scritti su dei bigliettini.
Lo faccio anche io.
Non ho niente da chiedere per me ed allora chiedo per chi amo, per chi ho tanto amato, per chi mi fa ridere e per chi il sorriso a volte me lo ha tolto, perché queste persone sono il mio desiderio esaudito.
Sul biglietto poggio un piccolo sasso, un golem di pochi grammi a difesa di un grande desiderio.
Le parole hanno un grande potere.
Ricordo di aver letto che ci sono parole molto semplici, che spesso dimentichiamo di dire.
“Grazie” è una di quelle parole.
Questo viaggio tantissime volte mi ha fatto sentire grato.
Su una vecchia valigia di cartone ho letto delle parole:
Fransp. N° 17288
Lilli Sara Verschleisser
Berlin N.O. 55 Winsstr. 14
Ho sentito che era importante segnarle e necessario ricordarle.
A queste aggiungo un’altra parola: shalom, pace.
Colonna sonora: Imagine (John Lennon)
mercoledì 8 agosto 2007
Viaggio leggero

"Ricordati di ..."
"Non devo assolutamente dimenticare il ...".
"Non devo assolutamente dimenticare il ...".
Niente pone più interrogativi come la preparazione di una valigia.
E' uno di quei momenti in cui si fa ordine, in cui bisogna chiedersi cosa possiamo tranquillamente lasciare a casa e cosa è assolutamente indispensabile.
E' un momento di rinuncia e di adattamento.
Quest'anno l'oggetto indispensabile è una scatola di colori a matita.
Una scatola da 12.
Pochi colori ma essenziali.
Alcuni come il rosso, il celeste, il giallo non vedo l'ora di usarli.
Altri come il nero ed il grigio spero proprio che restino nella scatola.
E' strano come gli oggetti indesiderati tentino sempre di infilarsi in una valigia aperta.
I punti interrogativi, ad esempio, quelli che saltano fuori, quando sei disteso a letto e non hai niente da fare.
Quelli è bene che rimangano intrappolati tra le lenzuola, nascosti magari sotto una federa.
Preparare una valigia stimola le indecisioni ed i ripensamenti.
Porto dietro una scatola con 10 colori ... saranno più che sufficienti.
Colonna sonora: Pima di partire per un lungo viaggio (Irene Grandi)
E' uno di quei momenti in cui si fa ordine, in cui bisogna chiedersi cosa possiamo tranquillamente lasciare a casa e cosa è assolutamente indispensabile.
E' un momento di rinuncia e di adattamento.
Quest'anno l'oggetto indispensabile è una scatola di colori a matita.
Una scatola da 12.
Pochi colori ma essenziali.
Alcuni come il rosso, il celeste, il giallo non vedo l'ora di usarli.
Altri come il nero ed il grigio spero proprio che restino nella scatola.
E' strano come gli oggetti indesiderati tentino sempre di infilarsi in una valigia aperta.
I punti interrogativi, ad esempio, quelli che saltano fuori, quando sei disteso a letto e non hai niente da fare.
Quelli è bene che rimangano intrappolati tra le lenzuola, nascosti magari sotto una federa.
Preparare una valigia stimola le indecisioni ed i ripensamenti.
Porto dietro una scatola con 10 colori ... saranno più che sufficienti.
Colonna sonora: Pima di partire per un lungo viaggio (Irene Grandi)
lunedì 26 febbraio 2007
Punto e Filosofia

La matrona gelosa sul palco ripete la nenia plautina, rivisitata in dialetto Siracusano: “Unni vai? Cu ccu vai? Unni vai? Cu ccu vai? Unni vai? Unni vai ? Cu ccu vai?”.
La musica in sottofondo viola la mente, ponendo irresistibili accenti ritmici ad ogni parola.
E’ inevitabile l’ennesimo tormentone si è definitivamente insinuato nella mia mente. Bello tranquillo ha piantato tenda nella sinapsi e non ha nessuna voglia di schiodare.
La punto grigia macina i chilometri della Palermo- Catania, non occorre riflettere troppo sul fatto che devo uscire a Tremonzelli, lo farò di riflesso, l’unica cosa che mi tormenta in autostrada alle 8,00 di mattina è “ Unni vaio” e soprattutto “Cu ccu cci vaio”.
Mi viene in mente una battuta letta su Dylan Dog:
“Chi siamo? Dove siamo? Dove andiamo? E se ci andiamo, basterà la benzina?”
La mente viaggia più veloce di una Punto, non so dove sto andando, ancor meno con chi sto andando, ma una cosa è certa.: Mi fermo a Scillato e faccio il pieno!
Colonna sonora: Gianna (Rino Gaetano)
La musica in sottofondo viola la mente, ponendo irresistibili accenti ritmici ad ogni parola.
E’ inevitabile l’ennesimo tormentone si è definitivamente insinuato nella mia mente. Bello tranquillo ha piantato tenda nella sinapsi e non ha nessuna voglia di schiodare.
La punto grigia macina i chilometri della Palermo- Catania, non occorre riflettere troppo sul fatto che devo uscire a Tremonzelli, lo farò di riflesso, l’unica cosa che mi tormenta in autostrada alle 8,00 di mattina è “ Unni vaio” e soprattutto “Cu ccu cci vaio”.
Mi viene in mente una battuta letta su Dylan Dog:
“Chi siamo? Dove siamo? Dove andiamo? E se ci andiamo, basterà la benzina?”
La mente viaggia più veloce di una Punto, non so dove sto andando, ancor meno con chi sto andando, ma una cosa è certa.: Mi fermo a Scillato e faccio il pieno!
Colonna sonora: Gianna (Rino Gaetano)
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