mercoledì 5 settembre 2007

Avevo quattordici anni.
Tradurre dall’italiano al latino sono venuto, con ventus sum, a quanto pare per il professore Stranges era una colpa punibile con cazziatone di magnitudo dieci della scala Richter
“«Ventus sum» significa «io sono il vento» hai capito?”
Sì, io ho capito, ma in fondo che male c’è a sentirsi vento?
Da qualche giorno a Palermo il vento è cambiato, non soffia più da sud-est.
Ha smesso di essere caldo ed asfissiante.
Dai tempi di Mary Poppins ho sempre pensato che i venti portassero qualcosa.
Lo scirocco è un vento caldo, che fa incontrare persone importanti.
La tramontana è il vento delle grandi partenze, degli addii.
Il Maestrale è un buon vento, un vento fresco, un vento di riflessione.
Quando sono in macchina abbasso il finestrino e mi piace sentirlo tra le dita, il vento.
Muovo la mano come fosse una vela.
Ora taglio il vento.
Ora lo afferro.
Sento che questo vento mi ha portato qualcosa, qualcosa di nuovo.
Qualcosa che mi dà i brividi.
Qualcosa che mi fa lacrimare.
Raffreddore del cavolo!
Colonna sonora: Wind of change (Scorpion)
Etichette: Vento
cucinato da Bulgakov alle 14.39
