martedì 2 gennaio 2007

Brindisi


“C’è chi beve acqua e c’è cu’ vivi vino, un bel brindisi facciamo per mio compare Nino” , è affascinante. Quasi un rito. Quando a tavola si unisce una bella masculiata di amici in vena di festeggiamenti ed almeno uno dei commensali conserva la genuinità du paisi, è inevitabile, dopo il primo bicchiere di vino di riscaldamento, parte il brindisi con rima baciata.
Il brindisi in rima è un po’ il figlio buono dell’antico Tocco, solo che bevono tutti e nessuno resta a guardare. I partecipanti si dividono in cerimoniosi “vacci a lieggio, che chisto è forte” (versane poco, perché questo vino è forte) ed animatori “Amunì cominciamo a tastare sto vino accussì se è buono nnu facimo portare” (Orsù! Assaggiamo il vino. Cosicché, se incontra i nostri gusti, possiamo farne portare dell’altro.). Spesso il brindisi è a tema:

Pensionamento: “Questo vino è un gran cosa, tutto d’un fiato per Totuccio che si riposa”
Addio al celibato: “Buttiamo giù sto’ rosso corposo, ma u cchiù mbriaco a mmia mi pare il futuro sposo”
Guarigione improvvisa: “ Per scordare sta brutta paura, non lasciamo manco la scolatura”.

Mio padre mi racconta che in seminario avevano dei bicchieri, che sul fondo avevano stampata l’effigie di S. Antonio da Padova. Il vino assumeva così funzione religiosa: con un “Sant’Antonio non son degno di vederti” si riempiva il bicchiere per occultare l’immagine, ma subito seguiva un “Sant’Antonio fa che io ti veda”, che invitava a svuotare il bicchiere. Era anche quello un tocco di-vino.

Colonna sonora: Barbera e Champagne (Giorgio Gaber)

2 commenti:

saturnia ha detto...

stupendo. che ci posso fare se sono entusiasta di queste chicche?? ciao!!

bistro ha detto...

veramente carino!