domenica 23 settembre 2007

“A chi appartieni?”
Questa è una domanda, che mi aspetto sempre ai matrimoni di famiglia.
Soprattutto quelli in cui le uniche persone, che conosco, sono i miei genitori.
Capisco che rispondere “sono il figlio di …” non basta, dovrei aggiungere la ‘nciuria per essere riconoscibile.
Da un’indagine preventiva scopro che l’ultima ‘nciuria risale al padre di mia nonna, Brasile.
Non basta, per essere identificato.
Ormai ho rinunciato a capire il grado di parentela con gli sposi.
Arrivati al “zio del figlio di terzo letto di …” mi perdo.
Così subisco l’interrogatorio mentre tra cocktail di gamberi e “sorpresa” dello chef, un tizio canta Rose Rosse, non risparmiando i decibel della sua Montarbo da 850 W.
L’esperienza mi ha insegnato che è meglio che la conversazione indugi su consanguinei e ascendenti.
Sono disposto ad improvvisare gradi di parentela con Federico II pur di evitare la domanda successiva:
“E tu, quando ti sposi?”

Colonna sonora: I will survive (Gloria Gaynor)

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cucinato da Bulgakov alle 12.51