77000 nomi scritti su delle pareti bianche.
Vicino ad ogni nome due date: nascita e morte.
Gioia e sterminio.
Passeggiare tra le stanze della sinagoga Pinkas, ti fa capire il valore delle parole.
Un nome su una parete diventa sacro, se quel nome scritto è l’unico ricordo di chi lo portava.
Le parole hanno un grande potere.
Lo sapeva bene Rabbi Jehuda Löw ben Bezalel, quando creò il
Golem.
Il grande gigante d’argilla, spinto dal potere del nome di Dio, proteggeva il popolo ebraico, portando sulla fronte la parola
emet , verità.
Bastò privare il gigante di una sola lettera, privarlo della verità, per dargli
met, la morte.
E la morte la senti in ogni angolo di Josefov, il quartiere ebraico di Praga.
Alla tomba di Jehuda Löw, i fedeli affidano i loro desideri, scritti su dei bigliettini.
Lo faccio anche io.
Non ho niente da chiedere per me ed allora chiedo per chi amo, per chi ho tanto amato, per chi mi fa ridere e per chi il sorriso a volte me lo ha tolto, perché queste persone sono il mio desiderio esaudito.
Sul biglietto poggio un piccolo sasso, un golem di pochi grammi a difesa di un grande desiderio.
Le parole hanno un grande potere.
Ricordo di aver letto che ci sono parole molto semplici, che spesso dimentichiamo di dire.
“Grazie” è una di quelle parole.
Questo viaggio tantissime volte mi ha fatto sentire grato.
Su una vecchia valigia di cartone ho letto delle parole:
Fransp. N° 17288
Lilli Sara Verschleisser
Berlin N.O. 55 Winsstr. 14
Ho sentito che era importante segnarle e necessario ricordarle.
A queste aggiungo un’altra parola:
shalom, pace.
Colonna sonora: Imagine (John Lennon)